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Le lastre piane o ondulate di
cemento-amianto, impiegate per copertura in edilizia, sono
costituite da materiale non friabile che, quando è nuovo o in buono
stato di conservazione, non tende a liberare fibre spontaneamente.
Il cemento-amianto, quando si trova all'interno degli edifici, anche
dopo lungo tempo, non va incontro ad alterazioni significative tali
da determinare un rilascio di fibre, se non viene manomesso. Invece,
lo stesso materiale esposto ad agenti atmosferici subisce un
progressivo degrado per azione delle piogge acide, degli sbalzi
termici, dell'erosione eolica e di microrganismi vegetali. Di
conseguenza, dopo anni dall'installazione si possono determinare
alterazioni corrosive superficiali con affioramento delle fibre e
fenomeni di liberazione.
I principali indicatori utili per
valutare lo stato di degrado delle coperture in cemento-amianto, in
relazione al potenziale rilascio di fibre, sono:
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la friabilità del materiale;
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lo stato della superficie ed in
particolare l'evidenza di affioramenti di fibre;
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la presenza di sfaldamenti, crepe
o rotture;
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la presenza di materiale friabile
o polverulento in corrispondenza di scoli d'acqua, grondaie,
etc.;
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la presenza di materiale
polverulento conglobato in piccole stalattiti in corrispondenza
dei punti di gocciolamento.
La bonifica delle coperture in
cemento-amianto viene necessariamente effettuata in ambiente aperto,
non confinabile, e, pertanto, deve essere condotta limitando il più
possibile la dispersione di fibre.
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